Riva: perché una barca in mogano vale più di uno yacht
Aquarama, Ariston, Tritone. Il mito di Carlo Riva raccontato dal lago d'Iseo al Garda, e le ragioni economiche di una passione che non conosce svalutazione.
Sarnico, sponda bergamasca del lago d'Iseo, 1962: Carlo Riva presenta l'Aquarama, un runabout in mogano di ventotto piedi con motori V8 americani, cruscotto in legno lucido, sedili in pelle rossa. Non è la prima barca sportiva europea, ma è la prima a diventare simbolo di uno stile di vita. La produzione originale terminerà nel 1996; da allora, ogni Aquarama restaurato ha rivalutato più di un immobile prime di Milano.
Il Garda ha con Riva un legame storico: molte darsene delle ville liberty sono state disegnate per accogliere questi scafi, con capriate in legno e paranchi che ne consentono il ricovero invernale. Un Riva d'epoca sul Garda non è un accessorio: è un elemento del paesaggio, tanto quanto un cipresso o un limoneto.
L'economia di questi scafi è controintuitiva. Un Aquarama del 1968 restaurato secondo standard filologici — motori Cadillac originali, mogano riverniciato a specchio, cromature ricalibrate — supera oggi facilmente i 500.000 euro, con punte per esemplari a matricola bassa che sfiorano il milione. E la curva è stabilmente crescente da vent'anni.
Le ragioni sono tre. Prima: il mercato è finito (l'Aquarama fu prodotto in circa 800 esemplari totali). Seconda: la manutenzione filologica richiede maestranze in via di estinzione, il che alza le barriere e sostiene il valore. Terza: il possesso di un Riva racconta, meglio di qualsiasi altra cosa, la comprensione di un certo Novecento italiano — quello di Sordi, Fellini, Agnelli, e prima ancora di Ponti e Zanuso.
Chi compra una villa sul Garda con darsena storica compra, implicitamente, il diritto di ospitare uno di questi scafi. Ed è uno dei pochi lussi che la nautica contemporanea, con i suoi tender in fibra da un milione di dollari, non è ancora riuscita a replicare.
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